Il fotografo

ROBERT HUPKA 

La Pietà a New York


Robert HUPKA
Robert HUPKA

ROBERT HUPKA  -  Una vita trasformata da due incontri

Viennese di nascita, nipote di un compositore amico di Brahms, Ignaz Brull, Robert Hupka voleva essere un direttore d'orchestra. A 15 anni, ascolta il primo concerto di un uomo che per lui incarna la musica: Arturo Toscanini. Per venti lunghi anni ne accompagna con passione tutte le esecuzioni, le repliche, specialmente a NewYork, dove ha trovato rifugio a causa dell'Anschluss. Scatta più di 1200 fotografie del Maestro, da cui trae uno stupendo libro:"This was Toscanini" con testo di Samuel Antek.

Il secondo incontro della sua vita è stato con la PIETA' di Michelangelo.

In occasione dell'Esposizione universale di New York nel 1964, Robert Hupka è incaricato di redigere il programma musicale per il Padiglione Vaticano, dove è esposta la PIETA' e di realizzarne una foto per il disco ricordo.

Comincia così ciò che per due anni sarebbe stata una vera "avventura dell'anima":

“Una volta iniziato - scrive R.Hupka - non mi fu più possibile fermarmi, fino a quando la nave che riportava la statua in Italia non scomparve ai miei occhi". " Ho scattato migliaia di foto, a colori e in bianco e nero, con apparecchi grandi e piccoli, con obiettivi da 35 a 400 mm., utilizzando le luci del Padiglione o i miei proiettori, fotografandola sotto ogni angolo, di giorno e di notte. E' un'esperienza che non si può descrivere a parole: mi trovavo di fronte al mistero della vera grandezza".

Da queste ore intense dovevano nascere un libro ed una mostra eccezionali.

Benchè gravemente ammalato, Robert Hupka ha voluto partecipare all’inaugurazione dell’esposizione di Lourdes. Ricoverato in ospedale al suo ritorno a New-York, è morto pochi giorni dopo, il 3 luglio 2001.

 

   

La Pietà a New York

 

Le immagini del trasporto della Pietà, dal Vaticano a New York, passando per il porto di Napoli e la nave “Cristoforo Colombo”, mi hanno sorpreso e fatto sorridere.

La Pietà, chiusa in una cassa, debitamente attrezzata per il viaggio, fu caricata su un comunissimo camion, e sulla cassa c’era persino scritto di che cosa si trattasse, chi la spediva (Papa Paolo VI) e a chi era destinata (il cardinale Francis Spellman, a New York).

Il camion, scortato, attraversò Roma e partì per Napoli.

Il mio sorriso si riferisce alla “ingenuità” di allora, il 1964, quasi 40 anni fa.

Oggi quella modalità sarebbe impensabile e “impossibile”.

La Pietà (ammesso che ci si azzarderebbe ancora a farla spostare) viaggerebbe su un mezzo chiuso e assolutamente anonimo, viaggerebbe di notte, con scorta terrestre e satellitare.

Questa differenza credo renda conto di come eravamo e di come siamo diventati.

 

Che cosa ci comunica quella modalità del 1964 ?

Si trattava di sola carenza di tecnologia ?

Che cosa traspare da quella visibilità, certamente voluta ?

Forse la statua la si riteneva al di là di ogni pericolo (anche se era scortata, ma questo termine potrebbe essere visto anche nel suo significato di “scorta d’onore”) e si è creduto giusto evidenziarne il passaggio, come si trattasse di una “reliquia” da portare in processione o qualcosa da sentire, fieramente, come propria.

Stava passando la Pietà di Michelangelo !

La sua preziosità era sentimento condiviso e suo “lasciapassare”.

Era una statua che apparteneva al mondo intero e all’Italia in particolare, e il sentimento religioso era la sua garanzia, la sua migliore protezione.

 

Luciano Galassi

al porto di Napoli
al porto di Napoli